MICROCLIMA

Quali sono i riferimenti normativi / cosa prevede la legge.

Il Decreto legislativo 81/08 presta attenzione alle condizioni microclimatiche nell’allegato IV, così come richiamato dall’art. 63 (“requisiti di salute e sicurezza”) laddove si assegna importanza al fatto che la temperatura nei locali di lavoro sia adeguata all’organismo umano, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori. Si chiede anche che nel giudizio di adeguatezza si considerino l’influenza che possono esercitare l’umidità e il movimento dell’aria. Altri aspetti normativi possono trovarsi in normative specifiche o nei Regolamenti Locali di Igiene.

Quali sono i rischi per la salute del lavoratore?

Quando si parla di microclima ambientale, si fa riferimento ad alcuni fattori (temperatura, umidità, ventilazione), la cui diversa combinazione comporta sensazioni di benessere o fastidio, nonché possibilità di creare problemi fisici o disturbi. In particolare, una cattiva combinazione dei tre elementi riportati può dar luogo a specifiche condizioni di disagio termico fino a veri e propri quadri di malattia, quali sindromi da perfrigerazione (condizione patologica dovuta al congelamento di parti del corpo esposte al freddo in condizioni di eccessiva umidità o costrizione di indumenti), eczemi disidrosici (malattia cutanea che si manifesta soprattutto sulle dita con senso di bruciore, prurito e comparsa di vesciche), eritema cutaneo, colpo di calore, ecc…

E’ necessaria la sorveglianza sanitaria?

Può risultare necessaria attività di sorveglianza sanitaria, soprattutto per lavoratori esposti a elevate temperature.

E’ necessaria la cartellonistica di sicurezza? Di che tipo?

Non è richiesta cartellonistica di sicurezza specifica. Possono comunque essere necessari cartelli indicanti l’obbligo di utilizzo di indumenti protettivi dal freddo, o simili.

tutaindumenti protettivi

 

Quali Dispositivi di Protezione Individuale è necessario / opportuno adottare?

Parlando di microclima, come già è stato fatto in precedenza, non si devono considerare solamente le condizioni ambientali del singolo luogo di lavoro, ma occorre anche valutare le differenze “microclimatiche” esistenti tra luoghi di lavoro distinti ma praticati dallo stesso lavoratore. Ecco ad esempio che diventano obbligatori indumenti antifreddo per gli addetti ad operazioni all’aperto (carico e scarico mezzi, addetto ad una stazione di rifornimento di carburante, ecc.) o per operatori la cui mansione preveda l’ingresso nelle celle frigorifere.

Il D. lgs. 81/08 chiede infatti in maniera esplicita che quando non sia conveniente modificare la temperatura di tutto l’ambiente, si provveda alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.

Quale tipo di formazione specifica è necessaria?

Non è richiesta una formazione specifica. Occorre comunque garantire che ai lavoratori vengano impartite le informazioni di cui all’articolo 36 del D. lgs. 81/08, circa i rischi specifici legati allo svolgimento della mansione e in merito all’obbligatorietà dell’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale forniti.

Cosa si può fare per migliorare le condizioni di sicurezza?

Può rendersi necessario valutare il rischio anche attraverso la determinazione degli indici di stress o benessere termico, in modo tale da potere individuare anche i fattori ambientali che dovranno essere oggetto di correzione (aerazione, climatizzazione, ecc.).

Occorre che la temperatura dei locali di riposo, dei locali per il personale di sorveglianza, dei servizi igienici, delle mense e dei locali di pronto soccorso sia conforme alla destinazione specifica di questi locali, anche laddove non è possibile modificare le condizioni microclimatiche per ragioni legate al ciclo di lavoro.

In modo più schematico può essere utile conformarsi a quanto riportato nella seguente tabella:

 

·         Temperatura superiore a 26 °C

• L’umidità relativa dell’aria deve essere inferiore a 60%.

• Deve essere garantita la circolazione di aria fresca nelle postazioni di lavoro particolarmente calde.

• La durata di esposizione dei lavoratori in ambienti caldi deve essere limitata.

• Deve essere previsto un periodo di progressiva acclimatazione al calore per i lavoratori neoaddetti alle mansioni o di ritorno da periodi feriali, con la limitazione della durata di esposizione al calore al 50% il primo giorno e l’aumento progressivo del 10% al giorno.

• Devono essere previste visite mediche periodiche per i lavoratori esposti alle alte temperature.

• Devono essere previsti periodi di riposo in locali con temperature miti.

 

·         Temperatura inferiore a 18 °C

• I lavoratori devono essere dotati di idonei indumenti per la protezione dal freddo.

• Devono essere previsti periodi di riposo in locali con temperature miti.

 

·         Temperatura compresa tra 18 °C e 26 °C

• L’umidità relativa deve essere prossima a 50% e comunque tale da evitare la formazione di nebbie e di condense.

• Le finestre, i lucernari e le pareti vetrate devono essere dotate di schermi di protezione e isolamento tali da evitare un soleggiamento eccessivo.

• Le superfici calde/fredde devono essere opportunamente isolate e schermate.

• Le correnti di aria fredda e calda che incidono sulle persone devono essere opportunamente controllate.

• La temperatura dei locali di riposo, servizi igienici, mense e pronto soccorso deve essere compresa tra 20 °C e 23 °C.

• La temperatura nei locali di lavoro deve tenere conto degli sforzi fisici richiesti ai lavoratori (sollevamento e trasporto pesi, percorrenza di scale).